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Fondazione


Nell'anno 1140, il beato Hartmann, Abate dell'Abbazia agostiniana di Klosterneuburg presso Vienna, venne eletto Vescovo di Bressanone. A Bressanone non seguì l'esempio dell'Arcivescovo di Salisburgo Konrad I di Abensberg (1106-1147), ed evitò il tentativo di adottare la regola agostiniana per riformare il Capitolo del Duomo. Probabilmente tale decisione fu presa per timore della forte resistenza che sarebbe potuta venire dai canonici.
Egli fondò invece, tre chilometri a nord della residenza vescovile, l'Abbazia agostiniana di Novacella. Nella fondazione fu sostenuto concretamente dal Burgravio di Sebato, Reginbert e dalla sua consorte Christina. Entrambi dotarono la nuova Abbazia di ampie proprietà terriere e di diritti.
Già nel 1157, all'epoca del primo Abate Heinrich I (1143-1164), Hartmann donò all'Abbazia la parrocchia di Naz, nel cui territorio sorgeva il convento. La cura delle anime venne effettuata, dal momento dell'incorporazione della parrocchia, direttamente dall'Abbazia. Intorno all'anno 1160, Hartmann affidò ai canonici di Novacella anche la parrocchia di Chienes..


Medioevo


Già quarant'anni dopo la sua fondazione, l'Abbazia di Novacella raggiunse, sotto la guida dell’Abate Konrad II di Rodank (1178-1200), una prima fioritura culturale. Dopo il grave incendio del 17 aprile 1190, Konrad, particolarmente esperto in campo artistico e scientifico, ricostruì in brevissimo tempo l'intero complesso conventuale, in modo tale che la nuova chiesa abbaziale poté essere riconsacrata già nel 1198.

Nel 1221 Novacella ottenne il diritto patronale sulla parrocchia di Valdaora. L'incorpora-zione della parrocchia di Fié allo Sciliar avvenne nel 1257, mentre la parrocchia di Assling venne affidata all'Abbazia nel 1261.

Il XV secolo e l'inizio del XVI secolo furono il periodo di massima fioritura di Novacella. Una testimonianza eloquente ne sono i sontuosi altari realizzati in quel periodo per la chiesa abbaziale, che fu anche arricchita dell’imponente coro tardo-gotico a più navate, sormontato dal caratteristico tetto ripido che si innalza al cielo. Importanti artisti come il Maestro di Uttenheim, Michael e Friedrich Pacher, e Max Reichlich lavorarono per i canonici che a loro volta, specialmente sotto Friedrich Zollner e Stephan Stettner, portavano avanti un efficiente scriptorium. Anche la cura del canto corale per la liturgia raggiunse livelli molto alti.

Queste straordinarie prestazioni artistiche e culturali furono sostenute da una comunità di canonici che anche alla vigilia della riforma non aveva perso il proprio vigore spirituale. Nel 1483, il sacerdote domenicano Felix Faber con ammirazione annotava nei suoi diari di viaggio riguardo a Novacella: "è dotata di una grande chiesa preziosamente ornata e di una buona biblioteca. Vi si trovano uomini maturi e riverenti, e credo di non aver mai udito un canto corale più preciso o migliore di quello che ho udito in questo convento."


Era moderna


Se la fine del XV secolo aveva segnato per Novacella un periodo di altissima fioritura culturale, il XVI secolo portò, in seguito alle trasformazioni sociali e religiose, un periodo di profonda crisi all'Abbazia. Nel 1525 nel corso della rivolta dei contadini tirolesi, come un fulmine a ciel sereno, il declino ebbe inizio con il sacco dell'Abbazia durato tre giorni e la sua successiva occupazione. La comunità disponeva sì di sufficienti capacità economiche per riparare gli ingenti danni agli edifici e agli arredi del complesso convent-uale, ma l'edificio spirituale minacciava di crollare. Intorno al 1510 il Capitolo era ancora formato da trenta canonici, mente negli anni intorno al 1560 il numero di preti residenti nell'abbazia era sceso a sei.

Soltanto con l’Abate Jakob Fischer (1589-1621) le cose volsero nuovamente al meglio.
Il suo successore Markus Hauser (1621-1665), con la fondazione di un istituto acca-demico, pose poi le fondamenta spirituali per la trasformazione barocca dell'Abbazia.
Nel XVII secolo vennero portati avanti la modernizzazione e l'ampliamento del settore claustrale e dei giardini, per fare spazio alla crescente comunità. Dal 1735 al 1744 seguì poi la totale trasformazione della chiesa abbaziale medioevale in un "theatrum sacrum"inondato di luce, in pieno stile tardo-barocco, in cui la liturgia intendeva permettere di pregustare il banchetto celeste. Il completamento fu la costruzione dal 1771 al 1778 delnuovo tratto della biblioteca con la sua sontuosa sala rococò. A questi ambiziosi interventi costruttivi corrispondeva una numerosa comunità di canonici, che comprendeva, ad es. nel 1780, 53 membri.

Durante le tre guerre di coalizione contro la Francia (1792-1805), l'Abbazia dovette sopportare frequentemente ampi acquartieramenti di truppe di entrambi i fronti e pagare pesanti tributi. Quando con la pace di Pressburg (1805) la Contea Principesca di Tirolo passò alla Baviera, sembrò che gli ultimi giorni dell'Abbazia agostiniana di Novacella fossero giunti.


Secolarizzazione


Con decreto del governo bavarese del 17 settembre 1807, vennero soppresse, in un giorno solo, tutte le sei abbazie presenti in Tirolo. Dopo aver redatto l'inventario e la stima del patrimonio dell'Abbazia, i commissari governativi incominciarono a spedire gli oggetti più preziosi e a vendere all'asta i beni immobiliari e i mobili del convento.


Una parte dei canonici vennero assegnati alla cura delle anime, e i professori dell'istituto vennero trasferiti nelle scuole statali. I confratelli anziani ricevettero una pensione e vennero accolti nelle canoniche delle parrocchie di Novacella


Rifondazione


Dopo la riunificazione del Tirolo all'Austria, il 12 gennaio 1816, con un editto dell'Imperatore Francesco I, le Abbazie Marienberg, Novacella, Wilten e Stams vennero ripristinate e reinvestite dei propri diritti e beni.
La situazione dell'Abbazia di Novacella era molto pesante, gran parte dei beni immobili era perduta, il complesso abbaziale era in condizioni precarie, la chiesa e il convento quasi completamente privi di mobilio, e il personale molto scarso. Le condizioni dettate dall'Imperatore per il ripristino dell'Abbazia furono molto dure. La comunità dovette impegnarsi non solo a riprendere la cura delle 18 parrocchie, ma anche a mettere a disposizione gli insegnati per l'Imperialregio Ginnasio di Bressanone. Inizialmente questo si rivelò impossibile dalle proprie fila, perché nel periodo delle rivolte erano morti 13 canonici, altri non volevano tornare e, ovviamente, ancora non c'erano "nuove leve".
Soltanto a partire dal 1844 il ginnasio di Bressanone venne interamente gestito dai canonici. In breve tempo il "Ginnasio Agostiniano" si creò una buona fama e fu seguito fino al 1926, anno in cui venne chiuso dai fascisti italiani in quanto scuola statale tedesca. Proseguì, come scuola privata, a Novacella fino alla fine degli anni sessanta. Venne istituito anche un "Istituto per Giovani Cantori", in cui i fanciulli ricevevano, oltre ad una buona formazione generale, l’insegnamento del canto e della musica strumentale.
In senso economico, l'Abbazia visse dopo il 1826 un lungo periodo di dura sopravvivenza. Soltanto sotto l’Abate Ludwig Mair (1832-1851) la situazione gradualmente migliorò, progredendo alla fine del XIX secolo al punto da permettere, negli anni 1895/96 di portare a termine il prima restauro completo della chiesa abbaziale.
Nel corso della prima guerra mondiale l'Abbazia venne frequentemente occupata dai soldati. Ad eccezione della piccola campana da morto e quella per avvisare degli incendi, tutte le campane di Novacella dovettero essere cedute, furono rimpiazzate soltanto nel 1922. Più devastante per Novacella fu la seconda guerra mondiale. Il 23 marzo 1945 Novacella fu obiettivo di un bombardamento degli Alleati, perché la Wehrmacht tedesca aveva installato i propri magazzini e una tipografia negli edifici dell'Abbazia. Vennero danneggiati soprattutto il lato nord della chiesa abbaziale, la sagrestia, il campanile e la Cappella della Pietà. Gli ultimi danni causati dai bombardamenti della guerra furono riparati con il restauro avvenuto nel 1982 guidati dall’Abate Chrysostomus Giner.

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